I dati Istat 2025, presentati nei giorni scorsi a Roma, durante l'ottavo Italian barometer obesity forum, hanno lanciato un segnale d'allarme per la salute pubblica nazionale. Sebbene l'eccesso di peso complessivo della popolazione italiana sia rimasto sostanzialmente stabile nell'ultimo decennio, la distribuzione del fenomeno è mutata drasticamente, concentrandosi con forza preoccupante sulle generazioni più giovani.
Il dato più critico riguarda le donne sotto i 34 anni: tra il 2016 e il 2025, l'obesità in questa fascia d'età è aumentata del 75%, passando dal 3,6% al 6,3%. Questa crescita supera nettamente l'incremento registrato tra i coetanei maschi, fermo al 35%. Anche la situazione tra i minori è definita "allarmante": oltre un minore su quattro (26%) è in eccesso di peso, con un picco del 32,3% tra i bambini dai 3 ai 10 anni. Questi numeri pongono l’Italia ai vertici negativi in Europa, preannunciando un impatto devastante sulla sanità futura.
L'obesità non deve essere vista come una scelta individuale, ma come una malattia cronica complessa e multifattoriale. Come sottolineato da Paolo Sbraccia (Fondazione Ibdo), la sua gravità risiede nella natura multisistemica, associandosi a complicazioni come diabete di tipo 2, ipertensione e malattie cardiovascolari. Particolarmente preoccupante è l'impatto sulla salute riproduttiva femminile: l'obesità triplica il rischio di infertilità e aumenta la probabilità di aborto.
Esiste inoltre un profondo divario socio-economico nella diffusione della patologia. L'eccesso ponderale tra i minori colpisce maggiormente le famiglie con scarse risorse o bassi livelli di istruzione (33,8%) rispetto a quelle con genitori laureati (20,3%).
In risposta a questa crisi, l’Italia è stata la prima nazione ad approvare una legge che riconosce l'obesità come malattia cronica e recidivante. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha tracciato la strada per il futuro con il Piano nazionale della prevenzione 2026-2031, che punta sull'integrazione tra sanità, scuola e sport per promuovere stili di vita attivi in condizioni di equità. L'obiettivo, sostenuto da parlamentari come Roberto Pella e Daniela Sbrollini, è tradurre questa norma in azioni concrete: reti assistenziali efficienti, ricerca e innovazione terapeutica per garantire una migliore qualità della vita a milioni di cittadini.